Il “Contesto” secondo me

Il concetto di “contesto” si può estendere sia al tipo di linguaggio (matematico, fisico, medico, ecc), in quanto il modo di esprimersi contestualizza il nostro pensiero in determinati ambiti e schemi riconoscibili anche da altri, sia a una marea di altri aspetti come l’ambiente di crescita, che è il contesto nel quale una persona organizza il proprio primordiale sistema di valori, oppure anche il luogo geografico di nascita, che porta con sé un bagaglio di tradizioni e culture.

Mi è venuto in mente un documentario che ho visto ieri su Madre Teresa di Calcutta; ad una conferenza in cui riceveva un premio (uno fra i tanti) per l’attività sua e delle sorelle in India, il suo discorso verté unicamente sulla sua denuncia contro l’aborto, benché non fosse quello il tema del convegno. A lei premeva parlare di questo non solo perché era una suora che viveva secondo precetti cattolici, ma soprattutto perché in India era pratica quotidiana uccidere bambini indesiderati. Qui convergono dunque due dei “contesti” che più influenzano il pensiero e il comportamento di un individuo, cioè la religione e l’ambiente di vita e di lavoro. Se Madre Teresa non fosse stata di Calcutta, bensì di Dakar, probabilmente avrebbe mirato l’intervento di quella conferenza contro l’infibulazione o l’AIDS.

Bisogna sempre valutare il contesto in cui una persona agisce e sviluppa le proprie idee, perchè ogni persona è legata a doppio filo con l’ambiente e con le persone che la circondano, non potendone trascendere.

 

Interagire con una cultura diversa dalla propria può essere una cosa stimolante, divertente, oppure può far paura, ma sicuramente non è mai una cosa semplice, perché entrano in contatto (e talvolta in contrasto) schemi di pensiero dissimili, derivanti da contesti di vita e di sviluppo differenti. Il primo scoglio è il parlare lingue diverse, ed è il più difficile, perché una volta che si riesce a comunicare con facilità diventa molto più veloce e diretto conoscersi, accettare le differenze con l’altro, tanto da arrivare anche a trovare delle somiglianze.

Uno sforzo per risolvere il problema della lingua, finora arginato tentando di promuovere l’inglese come lingua mondiale, è stato fatto ideando l’”Esperanto”, una lingua la cui grammatica è quasi ridicola confrontata alle altre; esistono movimenti per la promozione dell’Esperanto, che purtroppo però non ha avuto l’impatto sperato. Rimane comunque la speranza che piano piano sempre più persone si dedichino allo studio di questa lingua, che non è propria di nessun paese in particolare, ma solo di coloro che potrebbero finalmente sentirsi veri cittadini del mondo.  

 

 

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