Ho riletto l’altro giorno un tema di quando ero in quarta elementare dal titolo classico “Cosa vuoi fare da grande?“. Ebbene le mie aspirazioni, all’età di 9 anni, erano diventare un’archeologa o una dottoressa. Eh!! è stato un colpo, non mi ricordavo che fin da così piccola avevo cominciato a sognare il camice bianco. Nel tema spiegavo anche il perchè delle mie ambizioni: archeologia perchè mi piacevano i dinosauri (ma va!) e medicina perchè volevo diventare come la mia pediatra, la Dott.sa Gabriella Bernini, un medico unico, eccezionale, irripetibile, che ancora oggi è pronta ad ascoltarmi nel caso di bisogno. Questi sono i medici che dovrebbero insegnare il rapporto medico-paziente, che non consta solo di ematocriti e TAC, ma di fiducia, capacità di ascolto, disponibilità e rispetto.
Purtroppo però devo confessare di essere abbastanza disillusa sulla possibilità di formare ottimi medici “dotati di empatia”. Disillusione che mi viene dall’aver sentito spesso uscire dalla bocca di diversi compagni di corso ragionamenti che fanno accapponare la pelle. Innumerevoli sono coloro che sognano di diventare medici specialisti per poter guadagnare tanto e in fretta, ma la cosa più grave è che nascosti fra le facce di futuri medici ci sono giovani psicopatici ai quali ho sentito dire con le mie orecchie “che figata il commercio di organi, così uno può stare tranquillo” NO, MA DICO, E MENO MALE CHE QUESTI STUDIANO PER CURARE LE PERSONE.
Al Dottor De Bernard, che nel suo articolo scrive “i giovani sono creature stupende”, vorrei dare un consiglio: “Occhio!” perchè fra i giovani si annidano molti spasmodici leccaculo, che con l’arte dell’adulazione arrivano molto velocemente ad avere in mano tutti coloro che dell’adulazione hanno ribrezzo.
Nonostante questo il Dottor Benedetto De Bernard deve perseguire il suo sogno di veder cambiare il volto dalla facoltà di medicina, e ”udite udite” anche io ne ho uno, più piccolo, che solo io posso realizzare ed è quello di riuscire a seguire le orme della mia pediatra, di non impoltronirmi e di avere abbastanza fegato e molta poca voglia di guadagnare per unirmi alle file di “Emergency” o di “Medici senza Frontiere“.
Questo post è stato pubblicato il Giugno 29, 2008 alle 9:02 am ed è archiviato in Senza Categoria . Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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Giugno 29, 2008 a 6:30 pm
Credo che in questo mondo la voglia di guadagnare tanti soldi non sia completamente da condannare, perché vediamo in TV famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, ragazzi che non possono permettersi di studiare, pensionati che quasi muoiono di fame.
Però anche a me fanno paura i ragazzi che scelgono la loro strada nella vita SOLO per i soldi. Non si può basare una scelta così importante solo su quello, DEVE esserci altro, altrimenti davvero si rischia di diventare come quel geniaccio del dottor Brega Massone della clinica Santa Rita.
I mostri esistono, ed è stupido pensare che queste cose succedano solo in posti lontani da noi, che non conosciamo. Sono convinta che anche i pazienti del Santa Rita la pensavano così prima di vedersi asportare organi senza motivo.
L’unica speranza che abbiamo di non veder nascere mostri proprio tra i futuri medici, quelli che in teoria dovrebbero avere come scopo primario quello di AIUTARE LE PERSONE, è educare diversamente i giovani. Bisogna che tutti i nostri coetanei capiscono che è vero che i soldi possono anche fare la felicità (dipende da cosa si intende per felicità, ovviamente), o almeno aiutare molto, però quello che conta davvero è rispettare gli altri, in ogni caso e in ogni situazione. Non bisogna rispettare solo le persone più potenti (perché magari se le rispettiamo potranno farci un favore in futuro), ma anche quelli meno potenti, e anche le persone che disprezziamo. Il rispetto è fondamentale, e dovrebbe essere la prima cosa da insegnare nelle scuole, altro che matematica. Io proporrei un’ora di rispetto alla settimana, fin dalle elementari.
Giugno 29, 2008 a 9:29 pm
Che proposta splendida Sara!!!
E’ esattamente quello che ci vorrebbe: un po’ più di rispetto, per tutto e per tutti.